
Cosa c'è da sapere
- «Yoga boobs» è un'etichetta giornalistica. Descrive un décolleté proporzionato e tonico, quindi una proporzione più che una taglia. Sul piano clinico la categoria non esiste.
- In ambulatorio la richiesta si è spostata dal «più grande» al «più armonico».
- Conta anche il peso della protesi. Nel tempo i volumi importanti danno problemi che quelli contenuti presentano più di rado.
- All'origine c'è quasi sempre una perdita di volume, dopo gravidanze, dopo un calo ponderale o dopo le terapie GLP-1 diffusesi di recente.
- Anche un aumento contenuto è un intervento chirurgico. Richiede la stessa valutazione degli altri e per alcune pazienti resta sconsigliato.
- I volumi contenuti hanno reso praticabili tecniche che con protesi grandi non reggerebbero.
Negli ultimi due o tre anni le richieste che ricevo in ambulatorio sono cambiate. Fino a poco tempo fa si partiva da volumi importanti e la conversazione ruotava attorno a quanto si potesse aumentare. Adesso comincia da un'altra frase: voglio che non si veda che l'ho fatto. Il criterio è la proporzione, prima ancora della taglia.
La stampa ha battezzato questo orientamento yoga boobs, o ballerina boobs: un décolleté discreto e tonico, simile a quello di chi pratica sport con costanza. Resta un'etichetta giornalistica, però descrive un cambiamento che vedo arrivare in studio.
Molte pazienti arrivano convinte che si tratti di un seno piccolo e basta, ed è un equivoco che porta ad aspettative sbagliate. Si parla invece di un seno proporzionato alla corporatura: pieno quanto basta a dare forma, senza appesantire la figura.
Su una donna minuta una protesi contenuta dà un risultato armonico. Un volume maggiore, sullo stesso torace, si vede, e con gli anni tende a scendere.
Non ragiono in termini di seno giusto o sbagliato. Guardo il rapporto fra protesi, torace e tessuti, e quel rapporto può reggere oppure no.
La richiesta si sposta verso la definizione più che verso il volume, da togliere o da aggiungere. Il seno va nella stessa direzione.

Su questo ho una posizione che precede la tendenza. L'ho espressa in un'intervista ad Amica:
«Non sono mai stato un amante delle protesi molto grandi. Le considero poco armoniche, oltre al fatto che un seno grande naturale e uno rifatto non sono mai identici. Ho sempre preferito protesi piccole e risultati equilibrati con il corpo della paziente.»
La ragione estetica conta, quella clinica ancora di più.
Una protesi voluminosa pesa, e quel peso agisce sui tessuti ogni giorno, per anni, sempre nella stessa direzione. Al controllo del terzo mese tutto sembra a posto: le conseguenze arrivano al quinto e al decimo anno.
«Chi aveva protesi molto pesanti spesso si è ritrovata, negli anni, con più complicanze: seno che scende, dislocazioni, cedimenti. Anche per questo oggi le pazienti chiedono soprattutto armonia, non esuberanza.»
Una parte della richiesta attuale nasce da qui. Molte donne hanno visto come sono invecchiati certi risultati, sui social o nella loro cerchia, e hanno tratto la conclusione da sole.
In ambulatorio vedo soprattutto donne oltre i quarant'anni: professioniste, sportive, con agende piene. Il tempo di recupero per loro è un vincolo concreto, e settimane ferme non se le possono permettere.
Quasi nessuna mi chiede di ingrandire. Usano un'altra parola, che mi sento ripetere spesso: abbellire. Vogliono un seno che resti il proprio.
Il punto di partenza è lo stesso nella maggior parte dei casi: un volume che c'era e si è perso. Le situazioni che vedo più spesso:
L'ultimo punto è recente e se ne parla poco. La mammella è fatta in larga parte di tessuto adiposo: se il peso cala in fretta, quel tessuto si riduce come altrove e la mammella si svuota.
Più che un effetto collaterale del farmaco, è quello che succede quando si dimagrisce più in fretta di quanto i tessuti riescano ad adattarsi.
Queste pazienti mi chiedono di tornare alla forma che avevano prima.
Una ricerca commissionata dal produttore delle protesi Motiva riferisce che sei donne su dieci non sarebbero soddisfatte del proprio seno, mentre solo il 6% ha protesi. Fra i principali deterrenti indica la paura di un risultato poco naturale, l'anestesia generale e il decorso post-operatorio. È una ricerca di parte, commissionata da un'azienda, e va pesata come tale. Quei tre deterrenti però sono gli stessi che mi sento dire in visita.
Alcune tecniche mini-invasive degli ultimi anni funzionano perché il volume da inserire è contenuto. Con protesi importanti servirebbero accessi più ampi e più manipolazione, e il vantaggio si perderebbe per strada.
L'ordine dei fatti conta: prima è cambiata la richiesta, poi sono arrivate le tecniche che la rendono praticabile.
Chi è interessato a questo tipo di percorso trova il dettaglio in due approfondimenti dedicati. La tecnica Preservé preserva i tessuti attraverso un accesso nel solco sottomammario. Mia Femtech utilizza un accesso ascellare e non lascia cicatrici sulla mammella.
Un aumento contenuto è un intervento chirurgico, con la stessa necessità di valutazione di qualsiasi altro.
Quando il problema dominante è la posizione più del volume, la risposta è un'altra. Un seno significativamente disceso richiede un intervento di sospensione. Lo stesso vale per una mammella tuberosa.
Sulle pazienti di cui parlavo prima serve una distinzione precisa. Una mammella svuotata, con cute di buona qualità e posizione conservata, è spesso una candidata ideale per un aumento contenuto. Quando invece alla perdita di volume si aggiungono una posizione alterata e un eccesso cutaneo marcato, come accade dopo cali ponderali importanti, la protesi piccola riempie senza risollevare e il risultato delude.
La differenza si stabilisce in visita, valutando cute, posizione del complesso areola-capezzolo e qualità dei tessuti. Una fotografia o una descrizione al telefono non bastano.
Un punto vale per qualsiasi volume: le protesi non sono permanenti, richiedono controlli nel tempo e possono rendere necessario un secondo intervento nel corso della vita. Una protesi contenuta riduce alcuni rischi legati al peso, senza azzerarli.
Per anni la prima domanda è stata quanto posso aumentare. Oggi mi sento chiedere più spesso che cosa funziona sul mio corpo.
Alla seconda posso rispondere da chirurgo. Alla prima potevo solo assecondare un numero che la paziente aveva già in testa.
Approfondimenti: tecnica Preservé · Mia Femtech · chirurgia plastica del seno · sedi e contatti
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una visita medica. Ogni indicazione terapeutica richiede una valutazione clinica individuale.
Dr. Luca Piombino. Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica. Iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, n. CE006589. Specializzazione conseguita presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma. Socio di AICPE, SICPRE, ISAPS, ASPS e Plastic Surgery Research Council, per il quale ha svolto ruolo di relatore. Profilo completo