
Cosa c'è da sapere
- La diastasi è la separazione dei due muscoli retti dell'addome lungo la linea mediana.
- Dopo il parto è molto comune, ma raramente rientra da sola. In uno studio prospettico su 300 donne è passata dal 60% a sei settimane al 32,6% a dodici mesi.
- La diagnosi si fa in visita, e l'ecografia della parete addominale per misurarla.
- Nelle forme lievi sono rari disturbi associati, nelle forme più gravi si possono avere anche una serie di fastidi.
- L'intervento non è solo per estetica ma anche funzionale, si ricostruisce la parete addominale.
Molte pazienti arrivano in ambulatorio convinte di avere ancora la pancia gonfia della gravidanza. Hanno provato la dieta, hanno ripreso la palestra, e quel rigonfiamento centrale non se ne va.
Quasi sempre non è grasso. È la parete addominale che si è aperta, e non riesce più ad avere la sua funzione contenitivo.
I due muscoli retti dell'addome corrono verticali, uno a destra e uno a sinistra. Fra loro c'è la linea alba: una fascia di tessuto connettivo sottile e resistente che li tiene uniti e trattiene gli organi interni. Quando quella fascia si assottiglia e cede, i due muscoli si allontanano. Resta una fenditura centrale lungo l'addome. Non è una lesione muscolare. I muscoli stanno bene: è la struttura che li teneva insieme ad aver perso tenuta. Ed è la ragione per cui gli addominali classici non risolvono nulla. Contrarre due muscoli che si sono allontanati non li riavvicina, e in alcuni casi peggiora la sporgenza centrale.

La causa più frequente è la gravidanza. L'utero che cresce spinge dall'interno, la linea alba si distende progressivamente e in molti casi non recupera del tutto.
Ci sono però altre strade che portano allo stesso risultato:
Una cosa che quasi nessuno scrive: la diastasi riguarda anche gli uomini. Meno spesso, ma esiste, di solito legata a forti variazioni di peso.
Qui c'è il dato che cambia la prospettiva a molte pazienti, ed è il motivo per cui invito quasi sempre ad aspettare prima di decidere.
Un gruppo di ricercatori ha seguito 300 donne alla prima gravidanza, misurando la diastasi in quattro momenti diversi. Lo studio è uscito sul British Journal of Sports Medicine nel 2016.
| Momento | Donne con diastasi |
|---|---|
| 21ª settimana di gravidanza | 33,1% |
| 6 settimane dopo il parto | 60,0% |
| 6 mesi dopo il parto | 45,4% |
| 12 mesi dopo il parto | 32,6% |
Fra la sesta settimana e il dodicesimo mese la diastasi si riduce in circa metà delle donne che l'avevano.
Il significato è preciso. Una diastasi rilevata poche settimane dopo il parto non è una diagnosi definitiva. È la fotografia di un tessuto che sta ancora recuperando, e valutare la chirurgia in quel momento è prematuro.
Il quadro si giudica dopo i dodici mesi.
Online circolano molti video che spiegano come misurarsi da sole, contando le dita che entrano nella fenditura. Come primo segnale d'allarme possono avere un senso. Come diagnosi, no.
La misurazione con le dita è soggettiva. Dipende dalla mano di chi misura, dal punto in cui si appoggia, da quanto si contrae l'addome in quel momento. Due persone ottengono due risultati diversi sulla stessa paziente.
La valutazione seria prevede una visita e un'ecografia della parete addominale. Permette di stabilire tre cose che a mano non si vedono:
Quest'ultimo punto è il più importante. Un'ernia associata non si palpa sempre, e cambia sia la tecnica sia l'urgenza.
Su questo voglio essere preciso, perché in rete si legge di tutto e alcune affermazioni non reggono.
Documentati e riconducibili alla diastasi: il rigonfiamento centrale che compare quando ci si solleva da sdraiati, la sensazione di parete debole, le ernie ombelicali o della linea alba, la difficoltà a stabilizzare il tronco nello sforzo. Il mal di schiena può essere associato ad alcune diastasi addominali severe
Quando bastano gli esercizi e quando non bastano più
È la domanda che mi viene fatta più di ogni altra, ed è quella su cui si trovano meno risposte chiare.
La riabilitazione funziona nelle forme lievi. Un lavoro mirato sul trasverso dell'addome e sulla ginnastica ipopressiva, guidato da un fisioterapista che si occupa di pavimento pelvico, migliora il controllo della parete e riduce la sporgenza.
Attenzione però a che cosa migliora. Gli esercizi rafforzano la muscolatura profonda e la coordinazione. Non riavvicinano meccanicamente due muscoli separati né restringono una linea alba che ha ceduto.
Il confine si stabilisce sulla misura. In letteratura si usano due soglie di riferimento. Una separazione oltre i 2 centimetri definisce la diastasi. Oltre i 3 centimetri siamo nelle forme che difficilmente rientrano da sole.
Nella mia pratica il ragionamento è questo: sotto i due centimetri, con tessuti in buone condizioni, si lavora in riabilitazione. Sopra i tre, a dodici mesi dal parto e con un percorso riabilitativo già fatto senza risultato, la riabilitazione non ha altro da offrire.
Nella fascia intermedia si decide caso per caso, e conta più la qualità del tessuto che il numero.
L'intervento di riferimento è l'addominoplastica con plicatura dei muscoli retti.
Attraverso un'incisione sopra il pube i due muscoli vengono riavvicinati e suturati lungo la linea mediana, ricostruendo la parete. Se c'è un eccesso cutaneo, come accade quasi sempre dopo una gravidanza, viene rimosso nella stessa seduta.
Si esegue in anestesia generale e può durare fino a tre ore.
Nelle forme più severe, con tessuti particolarmente sfibrati o rischio di recidiva, si può rinforzare la ricostruzione con una rete in prolene o polipropilene.
Non è un intervento estetico, anche se il risultato è visibile. Si sta ricostruendo una struttura di contenimento che ha perso funzione.
Il decorso richiede attenzione: fascia contenitiva, limitazione degli sforzi per alcune settimane, ripresa graduale dell'attività fisica. E come ogni intervento in anestesia generale ha rischi che vanno discussi in visita, non minimizzati.
Quando la paziente lo desidera, la ricostruzione può essere associata a un rimodellamento del corpo o inserita in un percorso più ampio. Ma la priorità resta la parete.
Guardo tre cose, in quest'ordine.
Quanto tempo è passato dal parto, perché sotto i dodici mesi il quadro può ancora cambiare. Quanto misura la separazione all'ecografia, in più punti. Che qualità hanno i tessuti e se ci sono ernie associate.
Da lì esce l'indicazione, che in una parte dei casi è: aspettare, o fare riabilitazione e rivalutare.
Non è una risposta che entusiasma chi arriva convinta di dover operare. È però quella corretta più spesso di quanto si pensi.
Approfondimenti: diastasi addominale dopo la gravidanza · addominoplastica · mommy makeover · sedi e contatti
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una visita medica. Ogni indicazione terapeutica richiede una valutazione clinica individuale.
Dr. Luca Piombino. Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica. Iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, n. CE006589. Specializzazione conseguita presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma. Socio di AICPE, SICPRE, ISAPS, ASPS e Plastic Surgery Research Council, per il quale ha svolto ruolo di relatore. Profilo completo