Come avere un seno perfetto con la mastoplastica additiva

19 Ottobre 2020

Che sia da pin up, grande come una coppa di champagne o a goccia, il seno è un’arma di seduzione fondamentale e la voglia di averlo perfetto spinge sempre più donne ad operarsi per migliorarlo. La mastoplastica additiva è, infatti, l’intervento di chirurgia plastica più richiesto nel mondo, con oltre 55.000 procedure di aumento del seno all’anno solo in Italia.

Nonostante sia un intervento estremamente richiesto, resta un’operazione molto complessa nella sua semplicità: ogni donna ha un seno diverso, unico, e ogni risultato sarà diverso, eccezionale in base alla forma di partenza. Nessun seno naturale è uguale all’altro, così come nessun seno operato sarà uguale all’altro.

Per questo motivo, prima di affrontare una mastoplastica additiva è necessario sottoporsi a una visita accurata, in modo che il chirurgo plastico possa valutare la base di partenza delle mammelle, la struttura del torace, determinare se ci siano malformazioni o complessità come ad esempio mammelle tubolari, tuberose, apoplasia mammaria, e progettare in modo puntuale l’operazione più adatta al tipo di seno.

Mastoplastica additiva - Sala operatorie
Mastoplastica additiva – Sala operatoria

In questo modo una mastoplastica additiva non si riduce a un semplice inserimento di protesi ma diventa un vera e propria scultura, una progettazione del seno studiata in ogni minimo dettaglio sul corpo della paziente, al fine di scegliere la tecnica più indicata o, eventualmente, combinarne diverse insieme.

Oltre alla base di partenza della paziente, infatti, le tecniche di posizionamento delle protesi incidono sul risultato estetico e la progettazione del seno perfetto dovrà tenere conto della procedura più adatta.

Il posizionamento delle protesi mammarie può avvenire in 3 modi: può essere retro ghiandolare, quindi dietro la ghiandola mammaria, retro muscolare, dietro al muscolo, o dual plane, parzialmente retro muscolare. Con la tecnica dual plane, in base al tipo di scollamento (di tipo I, II, III) è possibile correggere delle lievi ptosi mammarie senza ricorrere alla mastopessi e senza lasciare cicatrici evidenti.

Intervento di mastoplastica additiva – Dual Plane – 325cc

Qualora il rilassamento cutaneo dovesse essere più importante (la ptosi delle mammelle può essere di vari gradi di severità) è necessario ricorrere a una mastopessi, un intervento volto a correggere la ptosi del seno, riportandolo nella sua posizione originaria. In questo caso non si parla più di mastoplastica additiva standard ma di correzione del seno, che può avvenire anche tramite l’ausilio di protesi o attraverso una mastoplastica riduttiva in caso di mammelle estremamente grandi.

Le protesi, elemento la cui scelta è fondamentale per il risultato naturale di una mastoplastica additiva, sono di diversi tipi e svariate misure e forme e non è sempre facile orientarsi. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Le protesi rotonde, le prime introdotte in commercio, hanno una forma a semi sfera e una proiezione centrale e fissa. Il gel al loro interno ha diversi gradi di coesività (intesa come densità del gel) e ai diversi gradi di densità corrisponde la maggiore o minore morbidezza della protesi, caratteristica fondamentale nella programmazione di un intervento.

Intervento di mastoplastica additiva – Dual Plane – 325cc

Queste protesi, inoltre, hanno diverse texture: possono essere lisce, microtesturizzate e testurizzate o macro testurizzate. Una volta utilizzate sia lisce che testurizzate, a seguito della scoperta di un presunto legame tra le protesi testurizzate e la comparsa, in rarissimi casi, del Bia-Alcl, un tumore linfoma anaplastico a grandi cellule, si tende ad utilizzare solo le protesi lisce o microtesturizzate.

Le protesi anatomiche sono a forma di goccia e hanno la massima proiezione nel polo inferiore del seno: il volume è concentrato al di sotto del capezzolo per cercare di dare un effetto naturale. Solitamente sono testurizzate in modo da creare un “ancoraggio” ai tessuti sottomammari ed evitare la loro rotazione, complicanza purtroppo abbastanza frequente. A mio avviso non sono indicate per tutte le pazienti, proprio a causa del rischio di complicanze, e al tatto non sono particolarmente morbide, restando abbastanza innaturali.

Negli ultimi anni sono state introdotte in commercio le B Lite, protesi anatomiche il cui contenuto è composto da gel di silicone al quale sono state aggregate microsfere di borosilicato. Questo permette loro di essere molto leggere (pesano circa il 30% in meno rispetto alle altre protesi) ma la texture risulta molto dura e compatta.

Intervento di mastoplastica additiva – Dual Plane – 275cc

Le protesi più recenti sono le ergonomiche, a forma di semi sfera come le rotonde ma con il punto di massima proiezione variabile. Grazie alla struttura al silicone estremamente morbida, riescono ad adattarsi in modo dinamico ai movimenti del corpo, simulando di fatto la proiezione delle protesi anatomiche ma scongiurandone le complicazioni. Queste protesi garantiscono un seno molto morbido e un risultato estetico ottimale.
Ad oggi, in presenza delle giuste condizioni, sono le protesi che preferisco impiantare.

Sempre riguardo l’aumento del seno, negli ultimi anni si è parlato molto di lipoffiling, della possibilità cioè di riempire il seno con il grasso prelevato dal proprio corpo per aumentarne il volume. Personalmente lo sconsiglio, ritenendo che il risultato non sia così soddisfacente da sceglierla come tecnica prediletta.

Al contrario, sono un amante delle mastoplastiche additive combinate, in cui utilizzo il grasso per perfezionare l’intervento. In questo modo, si possono scolpire o rimodellare asimmetrie non migliorabili con il solo inserimento delle protesi; sistemare le depressioni dello sterno (pectum incavatus) che spesso compromettono il risultato di una additiva oppure, in caso di pazienti molto magre, migliorare lo spessore dei tessuti per rendere invisibili le protesi.

Intervento di mastoplastica additiva – Cicatrice post-intervento

La scelta dell’accesso per l’inserimento delle protesi è un altro aspetto da valutare nell’ottica di un seno perfetto e naturale, per avere cicatrici piccole e ben nascoste. Solitamente l’accesso delle protesi può essere dal pilastro ascellare, peri areolare (con accesso a semi luna nel capezzolo) o dal solco mammario.

La tecnica che preferisco utilizzare è un piccolo accesso nascosto nel grouve del solco mammario, in alcuni casi non oltre i 2 cm, in modo che la cicatrice nel tempo possa diventare invisibile, riducendo così ogni segno di mastoplastica additiva per donare alle mie pazienti un seno curato in ogni dettaglio.

Oltre agli aspetti tecnici, fondamentali nella progettazione dell’intervento, ancora più importante è la scelta del professionista a cui affidarsi. E’ indispensabile optare per un chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico abile e preparato, con esperienza e una casistica di interventi sufficiente a poter garantire risultati validi e duraturi nel tempo. Un intervento di mastoplastica additiva eseguito male potrebbe essere molto difficile da correggere in seguito, per questo è necessario affidarsi a mani esperte.

Per avere maggiori informazioni sulla mastoplastica additiva a Roma o sulla mastoplastica additiva a Milano e i suoi costi contattami su Whatsapp per una consulenza in uno dei miei studi, presenti anche a Caserta e Den Haag (NL).

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